D’amore non si muore, di Stefano Caso

Forbici e rasoi.
Mi è capitato di notare che alcuni filosofi hanno il vizio di giocare con strumenti che hanno “l’abitudine” di tagliare; cose tipo il rasoio di Occam e la forbice di Hume. Come il delitto, anche la filosofia non paga e forse i due avrebbero fatto meglio ad aprire una bottega da barbiere anziché diventare “animali pensierosi e scriventi”. Barba e capelli crescono comunque, ma i due avrebbero potuto accelerare il naturale corso dello sviluppo pelifero dei propri clienti – facendo molti affari – sfogando in chiacchiere, più o meno dotte, il proprio ardore nell’amare il sapere.
Attenti però, non sottovalutate mai un barbiere; con il rasoio elimina i peli non necessari dal viso e con le forbici può impedire che una disposizione casuale della vostra chioma debba essere il vostro taglio di capelli. Con un certo grado di approssimazione, il paragone regge: nella “messa in piega mentale” con cui un filosofo di professione tenterebbe di pettinarvi, userebbe il rasoio per radere via il superfluo nei ragionamenti, mentre con le forbici taglierebbe via l’indebito legame che tendiamo a instaurare tra quello che è di fatto e ciò che dovrebbe essere sempre.
Per dare una piega alla mia esistenza, ho provato a fare il barbiere, ma il primo orecchio del primo cliente mi ha fatto capire che dovevo fare il filosofo!
Anche perché se tagli un concetto non sanguina nessuno e, cosa più importante, il proprietario non vi farà causa per lesioni aggravate! Uno dei primi concetti su cui ho cercato di fare un po’ di pulizia è stato quello di Amore. Se volete grandi soluzioni, scegliete grandi problemi… con buona pace di prudenti e assennati, perché nel piccolo si rimane piccoli!
Dopo la fatica fatta per rimuovere quell’inutile glassa con cui troppe generazioni di pseudo romantici hanno incrostato e soffocato l’Amore, un’affermazione ha attirato la mia attenzione: morire per amore.
No, non si muore per Amore. Un sentimento che rende vivi non può uccidere, ma cerchiamo di capirne il perché con Stefano Caso, autore del romanzo D’amore non si muore.
La protagonista Betty Cabrini, maldestra redattrice di provincia e omosessuale, sprofonda verso la crisi, esistenziale e non, lasciandosi andare alla deriva sull’oceano alcol. Sarà l’omicidio di una giovane commessa a trarla in salvo. Il bisogno di trovare un’altra verità, scomoda per molti, e scrivere le giuste parole per raccontarla, sarà la molla che la rimetterà in moto. In compagnia di due studenti universitari e un alter ego dell’autore, Betty Cabrini sfiderà la versione della verità data dai poteri forti e le autorità, muovendosi tra la fauna cittadina; un ecosistema in cui convivono sbirri catarrosi, commesse frustrate, prosperose cameriere e vecchietti solitari e nottambuli .

D’amore non si muore, di Stefano Caso. Rusconi editore, Collana Narrativa. 272 pagine, rilegato. € 9,90. Disponibile in libreria.

(Mirko Giacchetti)


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