Anteprima di Altri regni di Richard Matheson

Divenuto ormai da tempo un autore di culto nel campo del genere fantastico, all’età di ottantaquattro anni Richard Matheson è ancora in grado di stupire il suo pubblico. Altri regni conferma le sue intatte capacità di narratore, unite in questo caso a una vena di leggera autoironia, a una sorta di gioco della scrittura che irride sé stessa, senza peraltro rinunciare ad ammaliare il lettore con una storia sospesa tra il fantasy e l’horror, e che affonda le sue radici nel romanzo gotico inglese.
Alexander White è il protagonista di un’avventura che lo porterà dalle atrocità della Grande guerra fino a un mondo impossibile del quale diventerà a poco a poco, e suo malgrado, una parte integrante. Vivrà in prima persona tutta la fascinosa bellezza e la crudele diversità dei suoi diciotto anni, prima con la razionalità e poi con l’abbandono al suo destino. Storia d’amore e di mistero, Altri regni è l’ennesima dimostrazione che dai tempi di Duel e di Io sono leggenda, Richard Matheson è ancora in grado di descrivere il fascino della paura e la forza dell’ignoto.
Estratto di Altri regni:
Sono nato a Brooklyn, New York, il 20 febbraio del 1900. Figlio del capitano Bradford Smith White e di Martha Justine Hollenbeck. Avevo una sorella, Veronica, più piccola di me, morta nello stesso anno in cui ebbero inizio questi strani avvenimenti.Il capitano Bradford Smith White era un porco. Ecco, l’ho scritto, dopo tanti anni. Era un porco calzato e vestito. No,non lo era. Era un uomo malato. Il suo cervello era contorto; infestato dalle ombre, si potrebbe dire. Veronica e io (specialmente Veronica) soffrimmo moltissimo il suo carattere violento. La sua era una disciplina ferrea. Credo che l’arruolamento in marina gli abbia risparmiato l’internamento in un manicomio. Dove altro avrebbe potuto sfogare il suo temperamento quasi da demente? Nostra madre, dolce ed emotiva, morì prima di compierequarant’anni. Dovrei dire ‘se la cavò’ prima di compiere quarant’anni. Il suo matrimonio fu un soggiorno prolungato all’inferno. Vi offro un piccolo esempio. Un giorno di marzo del 1915 mamma, Veronica e io ricevemmo un invito (un ordine) a partecipare a un pranzo sulla nave di papà (una nave ausiliaria, ricordo). Nessuno di noi voleva andarci, ma in pratica non avevamo scelta: o il pranzo sulla nave di papà oppure, in caso di rifiuto, diverse settimane (forse un mese) di punizioni non ben precisate.

This entry was posted in News Libri. Bookmark the permalink.

Comments are closed.