Il vizio di Caino, di Ferdinando Pastori

Come il maestro Joker, anch’io sono un uomo dai gusti semplici e non essendo molto pratico di finezze dialettiche e ragionamenti arguti, pensavo che oltre alla matematica anche la logica non fosse solo un’opinione. Con il passare del tempo ho dovuto ricredermi, la logica è un’opinione…

Talvolta ci sfugge che siamo tutti figli di Caino, proprio perché Abele non ha avuto il tempo di moltiplicarsi con una discendenza virtuosa così siamo tutti, chi più e chi meno, figli del peggiore dei figli. Capiamoci, non che i genitori Adamo ed Eva fossero due stinchi di santo, ma si limitavano a rubare mele, non a uccidere, quindi prima di giudicare ricordiamoci che nasciamo già con il peccato incorporato e non siamo esattamente di buona famiglia. Certo, abbiamo tutti l’occasione di essere migliori, ma buon sangue non mente e siamo sempre a un passo dall’essere noi i peggiori.

Ora, io ho la tendenza a essere un po’ ateo e non credo che il primo clan familiare sia stato creato dal nulla e abbia dato il meglio di sé con un furto e un assassinio, ma devo riconoscere che questa versione dei fatti ha una certa morale e una logica che, fatevene una ragione, può essere applicata a tutti. Tranquilli, potete anche credere che nessuno dei vostri avi abbia mai ucciso qualcuno, ma sotto l’arazzo di famiglia sappiate che c’è abbastanza spazio per nascondere diversi peccatucci.

Il vizio di Caino è un romanzo di Ferdinando Pastori ambientato in una Milano “sommersa”, fatta di escort, club privé, attitudini violente e perversioni sessuali di ogni genere e gusto.

Flavio è un fotografo impegnato a fermare sulla pellicola tutti quei luoghi sconsacrati in cui Dio non è più di casa. Dopo un mese passato a esplorare l’Europa è approdato a Parigi, ma a causa della scomparsa del fratello, viene richiamato dal padre a Milano.

Per anni ha cercato di allontanarsi dalla nefasta presenza paterna e dai continui tentativi di imporgli un destino nell’avvocatura, ma è giunto il momento di superare i contrasti e di ritrovare Filiberto, prima che sia troppo tardi. Inizia così un inquietante naufragio nella città del peccato, dove Flavio non riuscirà più a distinguere chi siano gli amici e i nemici, sino a credere di essere affondato nel male.

Pastori ha uno stile che è in grado di arricchire la realtà di uno spettro più ricco della normalità a cui siamo abituati e riesce a guidarci in una trama noir densa e morbosa, dove c’è anche il tempo di riflettere sul rapporto tra padre e figlio. L’autore ha fatto sua la lezione di Chuck Palahniuk e si avvicina molto alle situazioni grottesche conosciute con il miglior Garth Ennis. Leggendolo si ha la sensazione che sia molto breve, ma la realtà è che stimola la lettura e cancella lo scorrere del tempo.

Il vizio di Caino di Ferdinando Pastori. Novecento Media Editore, collana Calibro 9. 278 pagine, 9,90 €.

(Mirko Giacchetti)


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