“Vodka & Inferno. La morte fidanzata” di Penelope Delle Colonne

"Vodka & Inferno. La morte fidanzata" di Penelope Delle ColonneTitolo: “Vodka & Inferno. La morte fidanzata”
Autore:  Penelope Delle Colonne
Editore: Milena Edizioni

Venezia, 1893. Il giovane Viktor Mickalov, nobile russo ospite di uno zio italiano dopo essere stato sfigurato dalla sua folle madre, viene rinvenuto annegato nel Canal Grande. Incidente o suicidio? L’amore necrofilo del giovane e misterioso Frattaglia lo salva dalle grinfie dei venditori di cadaveri, e così lo zio può riportarlo a Soroka, nel feudo dei nobili e decaduti Mickalov. Al suo seguito il fedele Frattaglia, innamorato di quel corpo che misteriosamente non si decompone e che, quando accidentalmente viene a contatto con alcune gocce del suo sangue, torna in vita come upir, una creatura della notte. Viktor trascinerà nel baratro della non morte la sua consenziente famiglia, che vedrà in questo imprevisto e inspiegabile evento l’occasione per tentare di ritrovare l’antica grandezza…
Devo confessare di essermi accostato a questo romano con diffidenza, essendomi sempre tenuto alla larga dal cosiddetto “horror romance”. Ma sarebbe riduttivo e decisamente fuorviante inscatolare l’esordio di Penelope Delle Colonne in questa categoria.
Vodka & Inferno ha un’interessante ambientazione. Siamo nel 1893 (guarda caso pochi anni dopo che il Conte Dracula ha ruggito la sua sfida alla vecchia Inghilterra). La storia narrata da Penelope prende le mosse proprio da quest’epoca, ma da coordinate geografiche e culturali diverse dal capolavoro di Stoker. Si apre in una Venezia quanto mai decadente e putrida, tra abietti venditori di cadaveri, creatori di carillon e misteriosi imbonitori dalla maschera a becco. Si sposta poi nella Russia rurale prerivoluzionaria di fine Ottocento, che l’autrice sceglie di rendere in una dimensione a tratti surreale ancorché fiabesca, altre volte focalizzando l’attenzione sul microcosmo umano della cittadina di Soroka, una comunità che appare culturalmente provinciale anche se non del tutto isolata. La rivalità locale tra gli aristocratici ma decaduti Mickalov e i Rodĉenko, distillatori di vodka che rappresentano la borghesia commerciale emergente, è uno snodo importante del romanzo. Colpisce il lavoro fatto dall’autrice nel cercare di rendere usanze, costumi, abitudini alimentari e di vita genere di una cultura così lontana dalla nostra nel tempo e nello spazio, e bisogna dire che il risultato risulta senz’altro godibile. Come pure ho apprezzato la scelta di sublimare, non solo attraverso la rivalità tra le due famiglie, ma altri rimandi più o meno espliciti disseminati nel romanzo, le tensioni sociali che sfoceranno nella rivoluzione di ottobre. Del resto, come ha chiarito l’autrice in una intervista, c’è un preciso intento nella scelta di ambientare la saga di Vodka & Inferno in un arco temporale che arriverà fino allo scoppio della Grande Guerra.
La morte fidanzata è la storia di una famiglia i cui membri si abbandonano alla non morte con la speranza di rinascita. I vampiri di Penelope Delle Colonne sono animati dalla sete di sangue tipica del loro status, ma a parte lasciare alle spalle le necessità del corpo mortale non hanno perso i desideri, le ambizioni, le passioni che li guidavano nella vita precedente. Anzi, la loro speranza è di poterle finalmente realizzare. Tutti quanti vogliono restituire alla famiglia l’antico potere su Soroka e schiacciare i rivali. Victor pare assorbito dal desiderio di rivalsa verso un mondo che lo rifiutava e osteggiava in vita, memore della disperazione che, forse, lo ha portato ad annegare volontariamente. Sua madre coltiva il suo giardino, ora sempre più mostruoso e segreto. Boris persegue il sogno di potere e totale controllo che lo ossessionava già. Yuri, il medico, la conoscenza di misteri ancora insondati, e le voglie amorose verso il nipotino Petr. E così via. Inoltre, è un romanzo in cui l’erotismo e il sesso sono mostrati con esplicita naturalezza. Troverete necrofilia a vagonate, rapporti omosessuali incestuosi, ma anche neonati strappati al ventre delle madri, persone uccise con la sola forze del pensiero, suggestioni alchemiche e gli ingranaggi di affascianti carillon. Ci sono dei personaggi ben caratterizzati, come Frattaglia e Yuri, altri come Victor probabilmente si svilupperanno meglio nel prosieguo della saga. Nella parte centrale del romanzo l’autrice si concentra molto sulle dinamiche familiari dei non morti, a scapito del gore e della paura. L’entrata in scena di un pericoloso avversario, un Arcivampiro plurisecolare, riporta la storia sui binari horror, con l’apice nella scena di una serata al teatro del balletto russo che diventa una carneficina e un’epica battaglia tra non morti. In definitiva un esordio promettente che denota stile e ambizione nella scrittura, un romanzo ben costruito a livello di ritmo narrativo, ottimo assemblaggio del racconto corale, con risultato finale molto godibile.

Voto: 3 coltelli

(Vincenzo Barone Lumaga)

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