Shadow, di Federico Zampaglione

Shadow” di Federico Zampaglione (2010)

Dopo l’esordio in sordina con il noir psicologico Nero bifamiliare, il cantautore Federico Zampaglione torna alla regia, stavolta alle prese con una storia a metà fra il thriller e l’horror, confermando di essere un artista talentuoso.

Il film ci presenta David ( Jake Muxworthy), un ex-soldato rientrato da poco dalla guerra in Iraq, alle prese con un viaggio in mountain-bike attraverso l’Europa. Durante il percorso s’imbatte in Angeline (quella Karina Testa già protagonista del delirante Frontiers), con cui condivide la passione per la natura e per la bike. I due trovano sul loro percorso due spietati cacciatori, che li spingono verso la cima di una montagna animati dalle più sordide intenzioni. Tuttavia, quello che troveranno lassù, nascosto in un casolare isolato dal mondo, si rivelerà un incubo per tutti.

Il film è costellato di simbolismi, primo fra tutti quello della crudeltà della guerra. David e i due cacciatori vengono sottoposti alle più atroci torture, ma al di là della violenza che colpisce lo spettatore, ciò che non si può dimenticare è l’immagine scheletrica di Mortis ( un inquietante Nuot Arquint), lo spietato aguzzino che fa di loro il suo personale e spietato divertimento.

Il finale è un crescendo di tensione che sfocia in una rivelazione che non possiamo assolutamente raccontare, ma che rimette in discussione tutto quello che si è visto fino a quel momento. L’orrore della guerra è tale da sconvolgere anche ciò che sembrava scontato, sebbene l’ultimo fotogramma riservi ancora il dubbio su quale sia, in fin dei conti, la realtà.

Zampaglione riesce a ricreare atmosfere da incubo, sensazioni forti difficili da scrollarsi di dosso una volta terminata la visione. È un film dall’atmosfera claustrofobica, che consigliamo a chi è convinto che il cinema italiano non abbia più nulla da dire. 3 coltelli. (Nero CafèDaniele Picciuti)


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