Recensione: La Sottile Linea Scura di J.Lansdale

Lansdale ci ha abituati, nel tempo, al suo stile impressionista. Attraverso le parole è in grado di rievocare suoni, odori, immagini di un America in stato confusionale, nell’epoca dei conflitti razziali, come nel bellissimo In fondo alla palude, tanto per citare un altro dei suoi romanzi più riusciti. La Sottile Linea Scura si colloca in questo filone in maniera violenta e, quando giriamo l’ultima pagina, lo facciamo con la consapevolezza di avere imparato qualcosa di quel tempo, di quei luoghi, della gente che vi viveva.

A raccontare questa storia è un anziano Stanley Mitchell, che ripercorre le vicende della sua giovinezza, tornando all’estate del 1958, nella cittadina di Dewmont in Texas, estate in cui il ragazzino Stanley si ritrovò di botto sparato fuori dall’adolescenza verso le realtà, a volte crude, a volte drammatiche, dell’età adulta. Questo tema, che a volte ritroviamo in altre opere di Lansdale – non possiamo non citare L’ultima Caccia e, di nuovo, In fondo alla palude – viene affrontato dapprima in maniera lieve (la scoperta dei preservativi, le prime nozioni sul sesso) poi in modo più profondo (la scoperta della diversità, nelle sue varie sfumature) e infine tragico (la consapevoleza della morte, di ciò che significa).

La famiglia di Stanley abita nello stesso edificio la cui parete fa da schermo al drive-in di loro proprietà. Poco distante da qui, il ragazzino rinviene nei pressi di una casa in rovina un cofanetto con all’interno delle lettere. Da quanto vi è scritto, sembrerebbero lettere d’amore. Per lui e sua sorella Callie inizia una divertente indagine per capire a chi possano essere appartenute, ma si renderanno conto troppo tardi di essere incappati in un segreto che ha radici in una delle giornate più buie di Dewmont.

Una notte di molti anni prima, nella stessa notte morirono due ragazze, una bruciata viva nella stessa casa di cui Stanley ha rinvenuto i resti, l’altra schiacciata da un treno a qualche miglio di distanza. Stanley riuscirà a coinvolgere nelle sue indagini il vecchio proiezionista di colore Buster Abbott Lighthorse Smith, dal quale finirà per imparare moltissime cose sul ruolo della gente nera negli stati del sud. Insieme scaveranno nel passato della gente di Dewmont, riuscendo a portare a galla segreti morti e sepolti, e risvegliando scomodi scheletri negli armadi.

Vi è una nota drammatica che accompagna la narrazione dall’inizio alla fine, una sorta di sensazione che ci conduce per mano dentro a un intrico di violenze e misteri sempre più fitti. Finiamo per amare il giovane Stanley, Callie, i genitori sempre pronti a difenderli, il vecchio Buster, la grassa e gioviale Rosy Mae, governante e amica dei due ragazzi, e persino il prode cane Nub, che più di una volta toglierà Stanley dai guai.

Nel complesso La Sottile Linea Scura si traccia nella vita di Stanley in modo indelebile, consentendogli di attraversare quel limite che separa la sua innocenza dal mondo vero, un mondo che dovrà imparare ad affrontare per non restarne stravolto.

Assegniamo 5 coltelli

(Nero Cafè – Daniele Picciuti)

 


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