In Trance, di Danny Boyle

Torna Danny Boyle, il talentuoso regista di 28 Giorni dopo e Sunshine in un thriller intenso che sa giocare sulla realtà e sul sogno, presentando personaggi in forme ingannatrici. L’apparenza prende i contorni di una trappola astuta che ripiega su se stessa, fino a mettere a nudo i protagonisti nei minuti finali.

Rosario Dawson è un’avvenente psicologa che si trova fra le mani il caso di un uomo (James McAvoy) che ha perso la memoria. Ma non si tratta di un caso semplice, in quanto il paziente è invischiato nel furto di un’opera d’arte e i suoi complici, tra cui un enigmatico Vincent Cassel, vogliono che lui ricordi dove ha nascosto la refurtiva, a tutti i costi.

Il gioco tra le parti si fa astutamente ambiguo, al punto che a un tratto lo spettatore è perso nel braccio di ferro a tre che si instaura fra McAvoy, Cassel e la Dawson, situazione che si fa ancor più ambigua quando emerge dal passato un segreto che coinvolge i protagonisti in una vicenda fino ad allora rimasta sconosciuta.

La pellicola è a tratti visionaria, colori forti pennellano scene memorabili, luci e ombre si inseguono negli occhi di McAvoy, deformando la realtà. Oppure mostrandola com’è veramente. Un dubbio che scioglierete soltanto guardando il film.

Quattro coltelli.

 (Daniele Picciuti)

 

 


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