“Il Corpicino”, di L. Filippo Santaniello

"Il Corpicino"“Per quanto si puliscano, i cessi torneranno sempre ad essere sporchi.”

Giuliano è un uomo spezzato. Dal lavoro, dalla vita. È addetto alle pulizie in un ospedale, si occupa delle attività più umili e faticose. Gabinetti, camere mortuarie, corsie. Deve rimetterle a lucido, nonostante la sua schiena, nonostante la sua esistenza. Una moglie a casa, che non vuole più esistere. Vegeta su un letto, distrutta dalla morte del figlio piccolo. Non mangia, non si muove, non è. Giuliano è un uomo più vecchio dei sui anni, disperato, pronto a tutto. Risiede in un paesino di montagna, ai piedi delle sciistiche Dolomiti. Sembra non avere scampo, sembra non avere un domani. Finché il fato gli offre un’occasione. Terribile, preziosissima. Per riscattare qualcosa, per uscire dal suo nulla. E decide di sfruttarla, passando sopra la neve e le persone. Per cercare una via che gli permetta di uscire. Da se stesso e dalla sua mente.

Filippo Santaniello ci propone questo racconto lungo, che è intensissimo, profondo. Ci si affaccia, e sembra di essere sull’orlo di un profondo crepaccio, nero, freddo. L’atmosfera creata è azzeccatissima, una scenografia alpina disegnata con meticolosità, all’interno della quale i personaggi si incastrano con credibilità totale, tutti, dai protagonisti a quelli di contorno. Lucidissimo il punto di vista di Giuliano, si percepisce la sua sofferenza vera, prima di tutto per quello che è, un uomo da poco. Ci sono poi tutti gli ingredienti per un ottimo horror, perché in realtà è di questo che si tratta. Necrofilia, bambole senza testa, puzza di sangue e di inferno. Sembra quasi di sentirla, di esserci in mezzo, ma senza lo stimolo di fuggire velocemente. Vien voglia di immergercisi, di tuffarcisi dentro, con un morboso voyeurismo atto ad esorcizzare la paura che, in fondo a noi stessi, ci sia qualcosa di altrettanto buio. Perché noi non siamo come Giuliano. Probabilmente. Sbavature? Davvero difficili da trovare, forse un minimo più di ritmo nella scrittura non avrebbe nuociuto. Ma si tratta di piccolissimi nei in un complesso davvero ben riuscito.

Sono sinceramente felice quando leggo qualcosa di così centrato e accattivante. Ed è con entusiasmo che consiglio caldamente questa lettura, che potrebbe essere fantastica da leggere la sera, in montagna, durante una settimana bianca. L’ambiente ideale per tremare davvero.

4,5 coltelli su 5

(Giovanni Cattaneo)

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