Hydrostasis, di Mirko Dadich

31857-cover-hydrostasis-600x850-72dpi-Titolo: Hydrostasis
Autore: Mirko Dadich
Editore: dbooks.it
Anno: 2017
Pagine: 154
Prezzo: 2,90 euro (ebook) 9,90 euro (cartaceo)

Sinossi:

In questa sua prima e personalissima raccolta di racconti, Mirko Dadich ci offre una fantascienza vera e assoluta, fatta di invasioni aliene, pianeti lontani, intelligenze artificiali e guerre galattiche, cloni e futuri alternativi; ma anche e soprattutto fatta di amicizia, amore, abbandono e dolore, coraggio e assurda crudeltà.
Nove storie accattivanti, sei delle quali inedite, che, con stile moderno e raffinata sensibilità, sanno cogliere in pieno e rielaborare quei temi di riflessione che da sempre costituiscono la spina dorsale delle migliori opere sci-fi. Una fantascienza appassionante e spietata, in grado di scatenare emozioni profonde in ogni lettore.

La recensione di Nero Cafè

È la seconda volta che recensisco per l’Associazione Nero Cafè un libro edito da Altrisogni (dbooks.it) e, per la seconda volta, ho trovato una lettura di alta qualità.
Premessa: mi sono approcciata alla lettura un po’ timorosa, in quanto la fantascienza non rientra nei generi da me maggiormente conosciuti. La mia cultura in tal campo, infatti, si limita a mostri sacri della letteratura moderna, quali Bradbury, Asimov e Douglas Adams, scrittori che ho amato e che porto sempre nel cuore. Mi sono tuffata, dunque, nella lettura di Hysdrostasis con alte aspettative e non sono rimasta delusa.

La narrazione risulta fluida, scorrevole, vivace. Il lettore non si annoia e le vicende dispongono delle giuste tempistiche, non risultando né frettolose né stantie. L’esposizione viene corroborata da uno stile asciutto seppur raffinato, che richiama apertamente canoni stilistici di autori classici (Asimov in primis) uniti a una struttura lessicale essenziale tipica della narrativa moderna: ciò rende gradevole l’approccio con l’opera anche a un pubblico profano (come la sottoscritta) ma volenteroso di avvicinarsi a un nuovo genere. All’interno dei differenti racconti si possono trovare strutture narrative diverse: alcuni titoli propongono un intreccio lineare, in ordine cronologico, altri offrono variazioni temporali, ma Dadich risulta abile abbastanza da non confondere mai il lettore riuscendo a mantenerlo sempre sul pezzo.
I personaggi sono credibili, differenziati tra loro, con un passato e un comportamento che li rende unici e inconfondibili. Malgrado ciò, nessuno riesce a guadagnarsi un posto nel cuore del lettore, il quale ne esce comunque appagato per aver goduto di nove ottime storie. Le ambientazioni sono delineate ma non maniacali, tuttavia l’autore riesce a creare nella mente di chi legge i luoghi e le situazioni socio-politiche che vuole rappresentare.
Il tema focale che Dadich sembra voler proporre in ogni scritto è costituito da problematiche sociali vive e ben radicate nel nostro presente, che potrebbero caratterizzare negativamente un futuro più o meno prossimo. Le paure, le possibilità, gli eccessi sociali, politici e tecnologici, ciononostante, assumono contorni ripetuti e uniformi e sfociano in una violenza materiale e feroce che manca, purtroppo, di substrato psicologico. Questa peculiarità, tuttavia, porta il lettore a domandarsi se Dadich non abbia voluto scientemente privare di forza psicologica le azioni violente proprio per ventilare la possibilità che in un futuro, di questo ritmo, l’essere umano verrà spersonalizzato.

Per concludere, bravi Vito Di Domenico (editor), Paolo Lamanna (illustratore) e Maico Morellini (autore della prefazione).

Estratto:

Un giorno, un bandito che veniva da Milano portò Il Manifesto. Non vedevo giornali in giro da più di un anno. Era fatto di carta di mais, gialla come una malattia e macchiato di sudore. Si sbriciolava tra le mani. Aveva solo cinque pagine, ma nella prima a lettere cubitali c’era scritto: “IL PAPA SI SUICIDA”. Sotto c’era una foto sfocata, sembrava un lenzuolo che cade giù dal balcone. Lui ci parlava, da quel balcone.

(da Idrostasi)

Raccolta piacevole e consigliata.
Valutazione: tre coltelli e mezzo.

(Tatiana Sabina Meloni)

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