Hannibal (serie tv): da assaggiare assolutamente

la-locandina-di-hannibal-266080Titolo: Hannibal
Ideatore: Bryan Fuller
Genere: thriller, horror, drammatico
Anno: 2013-2015
Attori: Mad Mikkelsen (Hannibal Lecter); Hugh Dancy (Will Graham); Laurence Fishburne (Jack Crawford); Caroline Dhavernas (Alana Bloom); Gillian Anderson (Bedelia Du Maurier).

Trama

Will Graham è il più talentuoso profiler dell’FBI, le sue grandi doti e il suo modo unico di pensare gli permettono di entrare nella mente di un killer come nessun altro. Tuttavia, tale abilità e la prolungata empatia iniziano, col passare del tempo, a giocare crudelmente con l’immaginazione dell’uomo, trascinandolo sempre più vicino al baratro, alla sottile linea che divide follia e realtà. Al fine di riportare equilibrio a una mente spesso travagliata come quella di Will, gli viene affiancato l’illustre psichiatra criminale Hannibal Lecter, ignorando come qualcosa di non meno distorto si celi nel noto dottore, seppur in forma diversa e più malsana. Due menti brillanti, avvezze a studiare quelle altrui e a modo loro macchiate, iniziano così il proprio gioco.
Presto i due cominciano ad avvicinarsi sempre di più, il loro legame oscuro si trasformerà in qualcosa di più di una semplice amicizia, arrivando a un’attrazione fatale che li porterà sul punto di non ritorno.

La recensione di Nero Cafè

Ho sviluppato la passione delle serie TV solo in tempi recenti, complice una carissima amica che mi ha recapitato (sorda alle mie lamentele) il DVD di Hannibal. Mi fido ciecamente di lei e dei suoi gusti, così mi sono imposta di guardare almeno la prima stagione. Risultato? Ho letteralmente divorato (e mai termine, credetemi, è stato più azzeccato, visto il protagonista del telefilm) tutte e tre le stagioni in un soffio. La regia è eccellente e, assieme alla fotografia, propone inquadrature e fotogrammi mozzafiato. Il ritmo degli eventi, come in ogni buon horror che si rispetti, è variabile: la serie, infatti, parte in sordina per le prime tre puntate, per poi esplodere a metà della prima stagione e raggiungere l’apice di poesia di morte nella seconda. Assieme a un montaggio degno di nota e a effetti speciali di buon livello, il risultato non può che essere strabiliante, soprattutto considerando le ambientazioni interne ed esterne maniacali, curate sin nei minimi dettagli.hannibal-88-360x270
La trama regge (vi è qualche buco narrativo nella terza stagione, forse la meno riuscita), ma attenti: se vi attendete un remake dei film o una perfetta trasposizione cinematografica dei romanzi resterete delusi. Le vicende, infatti, seguono le linee guida presenti nelle opere di Harris solo all’inizio, per poi prendere una piega del tutto indipendente, mantenendo soltanto la psicologia e il nome originari dei personaggi. A parte questo, l’intreccio è complesso ma ben congegnato, gli eventi si incastrano in maniera logica l’uno con l’altro e la psicologia dei protagonisti è limpida. A cercare il pelo nell’uovo, solo i dialoghi risultano a tratti un po’ manierati (da Hannibal Lecter lo si pretende, da altri no), ma questa forzatura ben si sposa con le ambientazioni austere e il senso di eleganza che trasuda in tutta la serie e viene, inoltre, mitigata da un doppiaggio formidabile.
Attori magistrali. Dancy, Mikkelsen e Fishburne inarrivabili: la freddezza e impassibilità di Mikkelsen (Hannibal) sono pari soltanto all’espressività e alla naturalezza di Dancy (Graham). Gli attori, protagonisti e non protagonisti, si calano perfettamente nella parte a loro assegnata, donando tridimensionalità al personaggio a loro riservato. Unica eccezione, a mio avviso, la Dharvenas (Alana Bloom), che sfoggia un repertorio di espressioni standardizzate; ciò la rende poco coinvolta nel clima onirico e folle dell’intera serie TV.
Infine, i costumi sono appropriati alla storia e sono differenziati in maniera palese per ciascun personaggio: la sciatteria di Graham è in netta contrapposizione con la ricercatezza bizzarra di Hannibal, ambedue lontane anni luce dall’eleganza classica e professionale di Crawford. Colonna sonora pazzesca, che dona maggior enfasi e drammaticità alle scene a seconda delle necessità narrative.

hannibal-768x511Penso sia chiaro: mi sono innamorata di questa serie e la reputo un gioiello della cinematografia. Fuller ha fatto un piccolo miracolo che, però, non è adatto a tutti: non ai deboli di stomaco (guai, visto le efferatezze rappresentate!) e neppure a chi non possiede una vena di empatia nera. Per amare Hannibal, lo spettatore deve avere un piede nel cinismo e la mente rivolta al fascino del male; in caso contrario, gli episodi rischiano di apparire soltanto grotteschi, una forzatura di devianze psichiche.
Come già accennato, l’unica nota – ahimè – dolente è rappresentata dall’inizio della terza stagione. La parte ambientata in Italia (Palermo e Firenze) perde di fascino e risulta esageratamente confusionaria a causa di flashback, sogni ed eventi presenti che si intersecano non sempre con perfetta connessione logica. La celebre scena dell’ispettore Pazzi alla finestra (chi ha letto il libro o ha visto il film di Ridley Scott sa a cosa mi riferisco) appare raffazzonata e manca di quella poesia macabra che permea la prima e la seconda stagione. Tuttavia, la qualità torna ad altissimi livelli non appena l’ambientazione ritorna americana.
Solo per questo intermezzo, inadeguato al resto del telefilm, non mi sento di attribuire la valutazione piena. Ciò non toglie che, per me, Hannibal resta un dannato capolavoro, l’unica pellicola in cui io mi senta veramente a casa.

Citazione

Tifo e cigni vengono entrambi dallo stesso luogo. (Hannibal)

Valutazione: quattro coltelli e mezzo.

(Tatiana Sabina Meloni)

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