Hanna, di Joe Wright

Hanna è un’arma letale. Un’anima fragile. Innocenza rubata.

Se Hanna ti colpisce e ti manca il cuore, stai pur certo che si avvicina col suo passo leggero… e ti finisce.

Questo film parte subito a carte scoperte. Hanna è una ragazzina speciale, un killer perfetto nel corpo di una ragazzina, nascosta al mondo dal padre Erik (Eric Bana), un ex-agente CIA che è letteralmente scomparso agli occhi di tutti pur di tenere al sicuro sua figlia.

Sulle tracce di Hanna c’è la perfida Marissa (Cate Blanchett) agente CIA priva di scrupoli che deve arrivare a lei per cancellare un passato oscuro che ne potrebbe compromettere la carriera.

Il viaggio di Hanna è assimilabile a quello di un’eroina da fiaba – e non è un caso che la meta del suo viaggio sia la casetta dei fratelli Grimm in un vecchio Luna Park di Berlino – costretta ad attraversare il bosco incantato per raggiungere la salvezza.

Saoirse Ronan, già vista in Espiazione e nel delicato Amabili resti, per i quali ha ricevuto ben tre nomination (Oscar e Golden Globe per il primo, BAFTA per il secondo), se la cava egregiamente, calamitando lo spettatore nei suoi occhi di ghiaccio.

Hanna, che getta a terra un ragazzo perché intende baciarla, che tiene testa a tre assassini professionisti senza batter ciglio, che parla indifferentemente francese, russo e arabo e conosce a memoria fin nei dettagli la geografia mondiale ed è in grado di piangere a comando e di spezzare l’osso del collo a sangue freddo.

Hanna è un ciclone, così come questo film, che non perde mai il battito, lanciando lo spettatore attraverso un inseguimento che, quando rallenta, lascia spazio all’interiorità di un’adolescente sola e impaurita, che si trova da un giorno all’altro catapultata nel mondo che ha sempre e solo conosciuto attraverso lo studio e i libri.

Ma, attenzione. Hanna ha scelto di correre questo rischio. Come, probabilmente, sceglierebbe qualunque altro adolescente che non vuole trascorrere la vita segregato nel gelo di una landa innevata.

Il Terzo Occhio conta: uno, due, tre. Quattro coltelli.


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