Giallo, di Dario Argento

Giallo.

Il Terzo Occhio ha atteso, paziente, il momento giusto per guardare con la sua pupilla dilatata questo film.

Occorreva una certa preparazione.

Troppo era già stato detto.

Dei difetti, della sfortuna, della bassa qualità, della mancata distribuzione nelle sale con uscita direttamente in dvd, del disastro cinematografico in cui è incorso il maestro dell’horror italiano.

Eppure di carte da giocare questo film ne ha.

Adrien Brody, Premio Oscar, convincente nelle sue espressioni da duro dal passato tenebroso, la sigaretta appesa alle labbra, lo sguardo che sa di morte e compassione di fronte all’insistenza disperata della co-protagonista del film, una Emmanuelle Seigner che, nonostante l’età, è ancora bella e dotata del giusto fascino.

Lui, un ispettore che chiamano lupo solitario, perché diverso dagli altri, chiuso, asociale, dal passato tragico, vittima di quel sistema che ora cerca di combattere.

Lei, sorella di una delle vittime del pericoloso serial killer chiamato Giallo (per via dell’itterizia), sempre pronta a rompere le uova nel paniere a Brody, una palla al piede difficile da scollarsi di dosso, che finirà, negli ultimi istanti della pellicola, col prendere a parolacce il nostro eroe solo per aver fatto il suo dovere.

Già, il finale. Attenti agli spoiler.

Peccato che negli ultimi fotogrammi il regista abbia voluto regalare una sorta di lieto fine a un film che, se fosse finito pochi secondi prima, avrebbe lasciato di sasso gli spettatori, se non altro per la beffa che, invece, viene prima proposta, con discreto coraggio, e poi ritirata.

Non diciamo di più, non vorremmo rovinare la sorpresa.

La regia è quella classica dei film anni 80, con inquadrature a scorrimento, dall’alto, rapidi primi piani sulle espressioni, schizzi di sangue e teste spaccate in pieno stile splatter.

La sensazione è che qualcosa del vecchio Dario Argento sia sopravvissuto in questo film, sebbene non sia venuto fuori al meglio. Alcune trovate sono interessanti ma nel complesso manca quell’originalità che ha contraddistinto le prime opere del Maestro del cinema horror italiano.

Insomma, la storia si segue con piacere, non vi sono artifici di trama particolari, i personaggi sono a loro modo credibili anche se lievemente enfatizzati nei comportamenti.

Per lo più girato in interni e in notturna, l’atmosfera è volutamente claustrofobica, il che aiuta a rafforzare quel filo di tensione che altrimenti sarebbe troppo sottile per restarvi saldamente aggrappati.

C’è la violenza, come d’obbligo in questo caso, c’è un po’ di splatter (non molto, per fortuna), più per fare scena che per necessità. C’è ironia nel susseguirsi degli eventi che portano i vari protagonisti ad assumere atteggiamenti lontani dalle loro caratterstiche iniziali.

Gli appassionati di horror lo troveranno forse un po’ fiacco, gli amanti del thriller un po’ troppo efferato, i fan di Dario Argento lievemente al di sotto delle aspettative. Per il Terzo Occhio, sono due coltelli.

(Daniele Picciuti)


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