Dracula Untold, di Gary Shore

DRACULAUNTOLDUna scena. Una scena che vale tutto il film. Forse vale più di tutto il film. Perché, diciamolo, questo “non detto” è molto pretenzioso e non è per nulla allineato con il Dracula di Bram Stoker. Dove finisca il Dracula che diventa vampiro per aver rinnegato Dio non ci è dato saperlo. La storia che viene raccontata, qui, è quella di un uomo fin troppo giusto, una caricatura buonista di quel Vlad l’impalatore che dovrebbe essere Dracula.

Dipingere questa figura storica a tinte così chiare non è convincente, è semmai una mossa tanto palesemente commerciale da risultare insopportabile.

Ma, dicevamo, c’è una scena che vale. Ritengo che, a distanza di anni, sarà la sola cosa che mi rimarrà di questo film. Ed è già molto, per certi versi. Sostengo da sempre di non essere un purista, in nessun campo, perciò tengo a precisare che al di là del mancato allineamento con la storia originale, Dracula Untold soffre di una sceneggiatura povera, di un intreccio banale, di un generalizzato buonismo.

La regia di Gary Shore, qui al suo primo lungometraggio, non è particolarmente incisiva; Luke Evans nella parte di Vlad l’impalatore è a mio avviso troppo “pulito”. Brilla, invece, Sarah Gadon nei panni della moglie Mirena. Per nulla convincente il ruolo di Dominic Cooper nel ruolo di sultano malvagio. Da sottolineare la prestazione sempre eccellente di Charles Dance.

La pellicola in sé di certo non annoia, si fa guardare, gli effetti sono spettacolari, gli attori nel complesso se la cavano – senza eccellere a ben vedere – e quando si arriva alla scena clou si resta per un momento col fiato in gola.

Qual è questa scena? Questa (attenzione spoiler).

Due coltelli e mezzo.

(Daniele Picciuti)


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