Il gatto a nove code: l’orrore per Angelo Marenzana

marenzanaIl Gatto a nove code torna a colpire e stavolta il bersaglio è Angelo Marenzana, da poco pubblicato sotto il marchio Nero Press Edizioni con l’opera digitale Piedra Colorada, di cui abbiamo già parlato qui. Benvenuto Angelo, direi di cominciare immediatamente!

1. Cos’è per te l’orrore?

A: L’orrore è qualcosa che lascia a bocca aperta o, più semplicemente, scolpisce le labbra con un sorriso un po’ perplesso. È un misto di sorpresa, incredulità, panico, terrore. Ovvero di tutte emozioni che possono insorgere quando si perde il controllo razionale (magari in un crescendo vorticoso) della realtà o di ciò che riteniamo tale. È l’Inspiegabile, visto come inizio di un meccanismo capace di sviluppare la capacità inconscia di creare visioni, follia, estraneità, violenza anche efferata, di creare un contatto con l’essenza impalpabile o con mondi paralleli. Sono le famose porte che si aprono. Oppure è nell’esasperazione delle cose quotidiane. È il fissare con molta concentrazione i denti del proprio (dolce quanto morbido) cagnolino e scoprire all’improvviso la dilatazione delle fauci, l’enormità dei denti, la prepotenza del morso. L’orrore è nel rischio di sfiorare situazioni che potrebbero accadere realmente. Non voglio entrare in dettagli troppo personali, ma in questi giorni qualcosa di molto simile è successo a me, e mi sono reso contro, confidandomi, che anche ad altre persone è successo altrettanto.

2. C’è più horror in un libro o nella realtà, oggi?

A: Credo nella realtà. In un libro persiste un gioco fantastico e molto equilibrato di parole, immagini, invenzioni magari inconsapevoli. Una miscela che ci può spaventare fin che si vuole, ma siamo sempre liberi di voltare la testa da un’altra parte o chiudere il volume. Ma non ci procura del male. Abbiamo la possibilità di scegliere ogni volta di allontanarci da ciò che ci viene comunicato. La realtà invece è troppo spesso dolorosa e basta. E non ci sono vie di fuga quando ci farebbero comodo.

3. Un libro dell’orrore da leggere assolutamente?

A: Io ho incominciato con Stephen King. Carrie. Forse, in seguito sono uscite anche cose migliori e di autori di altrettanto valore. Ma, come si dice, il primo amore non si scorda mai. Ma c’è stato un personaggio in origine che mi ha aperto nuove prospettive da lettore non ancora adolescente. E di cui si parla troppo poco. Forse poco letterario nel termine corrente visto che si tratta di un fumetto. Parlo della grande Marnie Bannister in arte Satanik del duo Magnus e Bunker. Credo che per molti appassionati della mia generazione sia stata una vera e propria madrina. E per di più una star tutta nostrana.

4. Come hai ideato Piedra Colorada?

A: Colpa di un’estate molto calda, torrida. È comparsa improvvisa la voglia di evocare un’isola in mezzo all’oceano dove solo la forza della natura, dell’acqua e dei suoi elementi avessero la presunzione di esistere. Un piatto da condire con sapori classici, un carcere in piena rivolta, atmosfera sudamericana e, come piace a me, un tuffo negli anni a metà del secolo scorso. E devo aggiungere pure la vicinanza, in quei giorni, di un Danilo Arona alle prese con la sua Estate di Montebuio e con il quale dividevo le ferie.

5. Le tue atmosfere su Piedra Colorada evocano un po’ quelle di Lovecraft, o è una mia impressione?

A: Può darsi. Non saprei cosa rispondere. Su questo punto devo essere sincero fino in fondo, pur sapendo di attirarmi critiche violentissime. Non ho mai letto Lovecraft. Non ci sono mai riuscito. Mi ha sempre comunicato un’inquietudine al limite del sopportabile solo dopo le prime righe. E poi le copertine che accompagnano le sue opere sono sempre di una crudezza quasi infernale.

6. Un autore italiano “di genere” che secondo te va assolutamente letto.

A: Ho già nominato un grande scrittore e un amico come Danilo Arona. Ci tengo però a nominarne altri tre senza fare classifiche. Gianfranco Nerozzi, Gianfranco Manfredi e Nicola Lombardi.

7. Ora la parte difficile. Arrabbiati con qualcuno, che sia però un autore o un editore.

A: Gli autori meritano tutti, grandi e piccini (e pure quelli che scrivono male) una parola di comprensione e sostegno per il lavoro impegnativo svolto e che non sempre viene loro riconosciuto. Anche la chiarezza del giudizio può aiutare. E non riesco neanche ad arrabbiarmi con alcun editore. Nemmeno con quelli che si sono scordati di me una volta uscito il romanzo. Forse non credevano? E se non ci credevi perché mi hai pubblicato, minchione? Hai pure investito dei soldi. Non ti ho mica costretto ficcandoti una pistola alla tempia. Diciamo che l’attuale situazione dell’editoria vive sotto la minaccia di un mostro invisibile (forse si chiama solo cultura insipiente o forse pensiero unico) che, pur impalpabile, mette tutti gli operatori del settore con le spalle al muro, costringendo ognuno al si salvi chi può.marenzana2

8. Quali autori ritieni abbiano influenzato il tuo stile?

A: Il mondo dei generi letterari e sottogeneri compresi è talmente variegato e viaggia su confini spesso talmente labili che riuscire a definire alcuni nomi mi viene particolarmente difficile. Oggi il genere si nutre anche di contaminazioni molto forti. Preferisco forse parlare di autori che mi hanno ispirato, che mi hanno dato una spinta a provarci. Ad affrontare l’horror stando seduto dall’altra parte della scrivania. Oltre al già citato King (che credo citerebbe chiunque) due letture che mi hanno spinto sul ciglio della scrittura sono state La nube purpurea di Matthews Phipps Shiel e il Rosemary’s Baby di Ira Levin. Sono storie che portano in sé oltre al fascino dell’incubo anche quello dell’isolamento, della solitudine, della delimitazione degli spazi fisici e geografici. Forze capaci di stritolare i protagonisti e la loro apparente razionalità. Come le case, modello horror fondamentale. E magari quelle descritte da un grande come Hoffmann. E, se vogliamo provare a vederla attraverso questi crismi, un’isola come Piedra Colorada (spero) ci calza a pennello.

9. Rivelazioni sul tuo prossimo lavoro?

A: Torno al mio classico giallo d’ambientazione storica. Alessandria sotto i bombardamenti del 1944 con un crimine da consegnare alla giustizia. E per chi (come me) ha avuto modo di conoscere e condividere un piccolo mondo affettivo con alcune persone, allora bambini, che in quei giorni sono state estratte dalle macerie ancora vive, è facile pensare che il vero orrore non può essere etichettato come un genere ma identificarlo con ciò di cui spesso si nutre parte del genere umano e la realtà stessa.

(Daniele Picciuti)


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