From Hell – Speciale Rusty Dogs 2° parte

La seconda parte dello speciale Rusty Dogs. leggi la prima parte :

Prosegue la chiacchierata di Nero Cafè con Emiliano Longobardi, sceneggiatore di Rusty Dogs.

[Nero Cafè] Io vedo le strade e le periferie degradate di Rusty Dogs come rappresentazione di tutte le strade e le periferie della letteratura crime-noir. Dare un’ambientazione americana all’opera è stato automatico, o frutto di una valutazione da parte tua? In fondo anche in Italia abbiamo la nostra non invidiabile galleria di anti-eroi, gangster e degrado sociale.

[Emiliano Longobardi] Più che un quartiere periferico, quello in cui si svolgono le storie di Rusty Dogs è un teatro di strada, un luogo narrativo che vorrebbe essere simbolo proprio delle strade e dei dedali urbani di tanta letteratura (in senso lato: narrativa, fumetto, cinema, musica).  La scelta di New York, in questo senso, è programmatica e consequenziale rispetto al desiderio di percorrere un luogo dell’immaginario piuttosto riconoscibile e che fa parte del bagaglio di tutti noi, sia che venga percepito come frammento strutturale sia che venga percepito – invece – come figlio di una “colonizzazione culturale”. Comunque è presente in chiunque abbia letto libri, letto fumetti, guardato film o ascoltato musica negli ultimi trent’anni in particolare.

[NC] Quindi, se ho capito bene, il ricorrere a questo luogo dell’immaginario, già consolidato nella mente del lettore, permette a chi scrive e chi legge di far riferimento a un’ambientazione acquisita, che si estende oltre i limiti delle quattro pagine di cui ogni numero è composto.

[EL] Anche, ma non solo e non necessariamente: mi piacerebbe che le storie venissero lette a prescindere e venissero apprezzate o non apprezzate a prescindere. E’ più una necessità e volontà espressiva mia. Rusty Dogs è nato anche per questo, quando – più per gioco che per altro – ho immaginato quanto sarebbe stato bello se quei disegnatori si fossero cimentati contemporaneamente con quelle atmosfere e quelle ambientazioni che mi sembravano essere elettive per i loro segni e stili.

[NC] A proposito di disegnatori. Oltre all’innegabile valore di Rusty Dogs, devi essere dotato di notevoli capacità di convincimento per aver coinvolto tutti questi grandi nomi del fumetto. Ci sono altri artisti con cui ti sarebbe piaciuto lavorare, ma sei impossibilitato per qualche ragione?

[EL] Tutti e quarantadue i disegnatori che hanno accettato di partecipare al progetto l’hanno fatto per il connubio di una serie di elementi: gli è piaciuta l’idea alla base, per la stima nonostante non sia uno sceneggiatore professionista e – in alcuni casi – per un legame di forte amicizia. Riguardo i nomi che mi sarebbe piaciuto coinvolgere, sono tanti, sia italiani che stranieri, ma non c’era e non c’è un rapporto personale che mi avrebbe permesso di non essere frainteso riguardo la questione economica: tutti i disegnatori hanno accettato di partecipare gratuitamente e in quel momento si è acceso un debito di gratitudine incommensurabile con ognuno di loro.

[NC] Mi sembra che spesso il degrado sociale, morale o fisico dei tuoi personaggi sia legato a colpe imperdonabili che questi si portano dietro, e che l’estenuante attesa di una redenzione o di un riscatto li logori da dentro. Penso a storie come “Winter interior” o “La paura del buio”. Anche la “religiosità” (intesa quale moto dello spirito, e non “religione”, che è concetto più istituzionalizzato) gioca un suo ruolo, come in “Revolving rules” o “Il perché delle cose”. Ci sarà mai Redenzione, per chi vive sulle strade che erano di Tobey Munger?

[EL] Cerco di rispondere senza “impallare” le storie con la mia presenza: il rischio è quello di dire troppo a parole rispetto a ciò che si è voluto raccontare e al modo che si è scelto per farlo. C’è sicuramente un legame fra le tre forme di degrado cui hai accennato, anche se più che di degrado parlerei di ferita o conflitto morale. E’ uno degli snodi principali di tutta la narrativa noir e crime che conosco ed è alla base di un certo approccio che ho alle cose, ma ha anche una motivazione narrativa: è difficile che senza conflitto (in senso lato) possa esistere un personaggio o possa esistere una storia e – con il poco spazio a disposizione – la possibilità di dispiegare una trama vera e propria è molto molto difficile per le mie capacità e questo mi porta inevitabilmente a indagare fra le pieghe dei trambusti interiori dei personaggi. Cerco di farlo lavorando di sottrazione ed evocatività, confidando ogni volta nel fondamentale, irrinunciabile apporto che conferiscono i disegnatori: l’espressività dei personaggi, l’atmosfera, la gestione oculata dei bianchi e – in particolare – dei neri sono ciò che può realmente decretare la riuscita o meno delle storie-non storie di Rusty Dogs. Detto questo, i concetti di colpa/redenzione e religiosità sono di certo fra gli aspetti più stimolanti, ricchi di suggestioni e appassionanti che – pur da ateo – posso immaginare nel momento in cui penso a una storia.

[NC] Data la tua esperienza di lettore, scrittore e venditore di fumetti, consiglieresti qualche opera ai lettori di Nero Cafè?

[EL] Limitandomi al crime-noir direi la collana Panini Noir della Panini Comics, che già stai recensendo su Nero Cafè. A questi titoli aggiungerei obbligatoriamente “Criminal” di Ed Brubaker e Sean Phillips (come riscrivere magistralmente un genere utilizzandone il canone più archetipico), “100 Bullets” di Azzarello e Risso (un’epopea criminale da tragedia shackesperiana, sontuoso), “Scalped” di Aaron e Guéra (ambientazione splendida, trame tesissime e disegni meravigliosi) e l’italianissimo “Cassidy” di Pasquale Ruju (un bell’omaggio al crime puro molto anni ’70, divertente e benissimo disegnato).

[NC] Grazie a Emiliano Longobardi per la sua disponibilità.

(Nero Cafè – Marco Battaglia)


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