A ore impossibili con Damiàn Szifron

Il curling è e sarà per sempre l’unico sport in grado di appassionarmi. Se pensate che far scivolare una pentola a pressione verso un bersaglio enorme sia una perdita di tempo, allora cosa dovremmo dire di ventidue persone che corrono dietro a un pallone? Non possono mettersi d’accordo e fare dei turni da cinque minuti circa affinché ognuno possa giocarci come gli pare? Eppure, il calcio scatena la libido di molti guardoni. Conosco un po’ di persone che, in quei due o tre giorni all’anno in cui non c’è una qualche partita, sono preda di violente crisi d’astinenza e rimangono alzati sino alle quattro di mattina per seguire con estrema attenzione, nonostante la telecronaca in dialetto coreano, l’amichevole tra le rappresentative di Andong e Yandog, ultimi villaggi rurali della Corea del sud. E se chiedete perché lo fanno, vi risponderanno che stanno tenendo d’occhio la Corea, perché ai mondiali può sempre fare degli scherzi mica da ridere e poi vi sbatteranno in faccia anche un paio di parole che hanno imparato in lingue nuove, tanto per dimostrarvi che non perdono tempo inutilmente. Se devo essere sincero, non me la sento di biasimarli. È vero, non sono affetto da calcite acuta e il curling non si è ancora impossessato di me, ma anch’io faccio delle levatacce per soddisfare il mio fabbisogno cinefilo. Lo confesso, guardo anche i film sottotitolati perdendomi più o meno tre quarti di quello che passa sullo schermo. Alle quattro del mattino tendo a leggere un po’ lentamente. Le produzioni italiane fanno più o meno tutte pena e i registi indipendenti che hanno qualche buona idea, grazie a un sistema abbastanza difettoso nella distribuzione degli aiuti economici, vengono strangolati con costi impossibili e obbligati a partecipare a una gara a ostacoli insormontabili per garantirsi una diffusione alquanto statica, per non scrivere altro. Ogni tanto smettete di setacciare Youtube alla ricerca di pellicole underground e tenetevi liberi la sera del 20 novembre per andare a dare una occhiata a Relatos Salvajes dell’argentino Damián Szifron, prodotto da Pedro Almodovar. In italiano avrà il titolo di Storie pazzesche ed è un film a episodi, sei per la precisione, ispirato nella forma e nel contenuto dalla serie televisiva Amazing stories degli anni ’80 e prodotta da Spielberg. Per vendicare i torti subiti, un uomo riunisce tutti coloro che lo hanno maltrattato in un luogo improbabile, un gangster di quelli tutto pallottole e omicidi finisce con l’andare a cena in un ristorante in cui lavora la figlia di una sua vittima, una quotidiana lite automobilistica si trasforma in un massacro, un ingegnere seppellito sotto troppe multe escogita un metodo per vendicarsi delle autorità e un matrimonio principesco volge in poco tempo a una querelle di insulti e ricatti. Si tratta di una commedia amara, un mosaico della realtà con toni che si aggirano tra il pulp, la farsa e il kitch.

Storie pazzesche di Damiàn Szifron, con Ricardo Darìn, Leonardo Sbaraglia, Dario Grandinetti, Erica Rivas, Julietta Zylberg. Genere commedia, colore. Di seguito il trailer in lingua originale.

(Mirko Giacchetti)

 

 


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