Dead Blood: il backstage (a cura di Nero Cafè)


Quel giorno c’era un sole che spaccava le pietre. Col piccone.
Il sottoscritto, Laura Platamone e l’inviato Nero Alberto Cattaneo, avevano appuntamento a Forte Prenestino.
Missione: una giornata sul set di Dead Blood (vai alla pagina facebook), cortometraggio horror che vede vampiri e zombie in lotta per accaparrarsi il cibo per la loro sopravvivenza, ovvero il genere umano.
L’inviato Nero Alberto, come sempre, tardava.
Laura e io un solo sguardo. Decidiamo di andare in avanscoperta.
Mentre ci avventuriamo oltre i cancelli, veniamo accolti da una fantasiosa riproduzione di Papa Ratzinger (o un suo equivalente malvagio) in versione ferrosa e quanto mai ostile. Cominciamo bene, penso.

La vampira Francesca Fiume

Poi arriviamo al forte. Bussiamo. Una giovane ci accoglie e ci fa entrare, non senza difficoltà, visto che il pesante portone non vuole saperne di aprirsi.

Quando, attraverso un dedalo di corridoi, arriviamo al piazzale antistante la sala trucco, inizio ad avvertire un leggero prurito al naso.

Eccoli. Individui dinoccolati, vacillanti, facce putrefatte.
Gli zombie.
Qui ci accoglie Giulia Giorgi, Art Director e coordinatrice del Make-up. Ovunque ci sono persone truccate da zombie, altre in fase di acconciatura, qualcuno con la colla sul naso, un altro con la bocca sigillata, un altro ancora con l’occhio ridotto a un ammasso di carne informe.
Mentre sopraggiunge l’inviato Alberto, il regista, Pietro Tamaro, ci spiega rapidamente la

Giulia Giorgi attacca i denti alla vampira Irene sul set

trama del film.

Poi iniziamo il nostro lavoro. Alberto, infervorato da tanta “zombitudine”, si mette subito all’opera. Dopo aver intervistato Giulia e fatto un rapido giro nella sala trucco, si diletta nella ripresa di questo e quel particolare.

Poco dopo, Pietro ci guida nei sotterranei, ovvero sul set del film.
Un posto che non dimenticheremo mai. Suggestivo e inquietante come pochi altri. Pietra, oscurità, odore di umido, eco dei nostri passi, corridoi interminabili, e le celle. Ognuna affrescata in modo diverso, recente ricordo di un festival del fumetto.

Perfetto per il girato.

Poi si torna su, giriamo l’intro, ci addentriamo assieme a una gioviale orda zombie in una

Il regista, Pietro Tamaro, ci mostra i sotterranei del Forte

zona dove il sole non squagli noi e i loro trucchi sulla pelle, ritrovandoci a contemplare silenziosi giganti simili a robot, opere d’arte che stordiscono lo sguardo. E lì ci dilettiamo, inscenando un simpatico siparietto.

Si torna di là, domande, chiacchiere, quindi si pranza insieme agli altri, a scaglioni, intervallati dal trucco di zombie e vampiri.

Quando infine si scende e iniziano le riprese, ci rendiamo conto di cosa significhi stare sul set. Ogni dettaglio è essenziale, ogni luce, ombra, ticchettio. Si prova la scena una, due, tre volte. Trenta secondi di girato per venti minuti di prove. Percepiamo la professionalità dell’intero staff. E l’affiatamento.

Pensare che il 31 ottobre al festival Interiora proprio qui al Forte, il film vedrà la sua prima, è entusiasmante.

La principessa dei vampiri, Romina Di Lella

Assistiamo alle prove dei combattimenti e poi alle scene. Niente viene lasciato al caso, tutto deve essere credibile.

Nelle pause, mi guardo attorno: ci sono più zombie che umani, qualche vampira. L’ambiente mi piace. Ideale per qualsiasi nerocafettiano.

A sera, dobbiamo a malincuore congedarci. Salutiamo e, prima di andarcene, un’ultima occhiata a quelle statue, il gigantesco robot fatto con rottami assemblati da mani capaci.
Cala un po’ di malinconia, ma l’entusiasmo è tanto e, già il giorno dopo, il video è pronto. Opera di Laura Platamone. Tutto da vedere, anche se dura un po’. Ma, dopo, ne sarà valsa la pena.

Buona visione!

(Daniele Picciuti)


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