Das Cabinet des Dr. Caligari (memorie dal cineclub)

Quel giorno avevo trovato nella posta questo biglietto composto con i ritagli di giornale. Che cosa rappresentava questa frase tedesca? Quale significato celava? Anche facendola tradurre non aveva più di tanto senso. “Devi diventare Caligari.”

Provai a fare una ricerca su internet e qualcosa venne fuori. Cineforum, rassegna cinematografica sul cinema espressionista, questa sera Werner Krauss, Robert Wiene. Roma, in via Perugia, c’era un cineclub dove lo avrebbero proiettato quella sera stessa: il palinsesto recitava: Das Cabinet des Dr. Caligari, Germania 1920.

Ci sarei andato! Con l’entusiasmo di un bambino che viene portato al circo, mi avviavo. Presi il 19, che portava a piazzale Prenestino, con la sensazione di essere seguito. Alle 20.30 percorrevo a piedi un vicolo che dalla piazza s’inoltrava nel quartiere Pigneto. Ogni tanto mi giravo indietro: non riuscivo a togliermi dalla mente quella strana sensazione. Le 9 di sera nella parte vecchia della città, al Pigneto, tra vicoli semi-illuminati da lampioni gialli e odore di muffa: che nostalgia! Una piccola porta, una targa consumata in legno a lato recitava: “Grauco Cineclub”.
A lato, dall’altra parte della porta, una riproduzione della locandina dell’epoca in perfetto stile espressionista.

Fu così che suonai al campanello. Mi aprì uno strano ragazzotto con gli occhiali e i capelli pettinati da filosofo alla tardo ottocento. “Salve!” Con un tono sorpreso, risposi “Ciao! Sono qui per vedere il film”. Il ragazzo replicò: “Inizia tra un quarto d’ora circa ma devi fare la tessera del club prima di accedere alla sala!” Replicai: “Non ci sono problemi”. Mentre il ragazzo era indaffarato a preparare la “tesserina” – gli avevo già dato un documento con i miei dati anagrafici – mi guardavo in giro. Sulle pareti della sala c’erano tutti scaffali in legno scuro intasati di libri di cinema e di arte. Al centro, alcune scrivanie sempre dello stesso colore con un panno verde sopra, come fossero tavoli da biliardo. Pensavo: “Tutto ciò è magnifico!” Poi, chiesi: “non ho capito dove si trova la sala cinematografica”. Il ragazzo rispose: “Proprio dopo l’ultima libreria, c’è una scala a chiocciola. Si scende e si accede alla sala per la visione!”
La sala di sotto era piccolina, ma le poltrone erano accoglienti. La sala era mezza vuota. Provavo a osservare i volti ma era buio. C’erano solo sagome nere. Notai, voltandomi, che nella penultima fila c’era una figura tutta sola. E avevo come la sensazione che mi guardasse.
Il film era tedesco ma la versione presentava i cartelli in inglese. Osservavo stupefatto le strade, gli oggetti, palazzi che nel film erano obliqui; le scenografie irreali e le ombre squadrate. “Ma è una meraviglia” pensai.

Nell’ultima scena del film, il cartello non recitava – come mi aspettavo – “Du mußt Caligari werden” bensì “At least i understand his mania. He think i’m the mistic Caligari..! And i also know how to cure him!

Nel buio della sala notai qualcuno uscire rapidamente dal fondo, quasi di corsa. Istintivamente mi alzai per seguirlo, ma una volta nel vicolo non trovai nessuno. Al mio ritorno in sala, l’ombra solitaria in fondo al cinematografo non c’era più. Le luci si accesero. La penultima fila era vuota.

Era sicuramente lui ed era lì con me per vedere il film. Sì! Era lui! Quello che mi aveva fatto trovare il biglietto composto con i ritagli di giornale! Ma perché non ci avevo pensato? Perché mi aveva portato a vedere proprio questo film? Forse il mio uomo voleva aiutarmi o era lui stesso che stava cercando aiuto. Non lo saprò mai…

Ma che film è “Das Cabinet des Dr. Caligari?”

In una sinistra cittadina tedesca arriva un oscuro individuo: è il Dottor Caligari, un ipnotizzatore da fiera che conserva, in una cassa simile a una bara, una macabra attrazione per il pubblico. Ha ipnotizzato – mesmerizzato – un certo “Cesare” definito come “il Sonnambulo”. Questi è un uomo in stato vegetativo in grado di predire il futuro. Franz e il suo amico Alan si interessano alla cosa; quando domandano al sonnambulo come sarà il loro futuro, “Cesare il Sonnambulo” predice che Alan morirà. Il giorno dopo la profezia si avvera e altre morti iniziano a colpire il villaggio. Franz, sospettoso, indaga sul Dottore e sul suo mesmerizzato. Scopre che “Cesare il sonnambulo” è l’esecutore degli omicidi, e che Caligari ne è il mandante. Ma tutto questo non è altro che l’allucinazione di un paziente di un manicomio che odia il suo Dottore. È lo stesso medico a proferire la frase ambigua: “…at least i understand his mania. He think i’m the mistic Caligari..! and i also know how to cure him!”
Ma, originariamente, la frase finale in tedesco è imperativa, quasi fosse un comando che l’ipnotizzatore dà all’ipnotizzato: devi essere Caligari.

Per me tutto ciò aveva un senso. Il mio uomo avrebbe potuto non agire da solo; potrebbe essere stato solo l’esecutore di una volontà malvagia che lo controllava in qualche modo e lo portava a mettere nella mia buca delle lettere biglietti composti da ritagli di giornale. Difficile è capire se questa volontà malvagia è incarnata in una persona reale o esiste solo nella sua mente artisticamente folle.

Ma il problema non si pone. Adesso che il cineclub Grauco non c’è più, mi rimangono solo dei ricordi nostalgici molto belli di un cinema fatto e proiettato bene da chi di Cinema se ne intendeva davvero. A questo proposito, Wenders, nel film Nel corso del tempo, documentava la realtà sociale di queste piccole realtà culturali che progressivamente andavano estinguendosi, moltiplicando dietro di sé monumenti-relitti a testimonianza dell’ottusità. Ma questa, forse è un’altra storia. Lascio a tutti, a titolo di memoria, questo link epitaffio:

Roma: chiude il cineclub Grauco

Il gabinetto del dott. Caligari è del 1920; ha rappresentato e rappresenta tutt’ora il manifesto del cinema espressionista. È stato definito il primo thriller psicologico della Settima Arte. Ma l’espressionismo, movimento esistenziale e metafisico, si era sviluppato principalmente nella pittura. Non a caso la scenografia è opera di due pittori e scenografi espressionisti: Walter Reimann e Walter Röhrig, che esaltano la violenza e la spigolosità della forma e le geometrie assurde al fine di riprodurre il denso delirio della mente e dei personaggi. A questo scopo, la caratterizzazione delle inquadrature allucinate rendono il film morbosamente spaventoso. Quello che si ha sotto gli occhi è un mondo distorto, frutto di un creatore malvagio e oppressivo.

È il 1920, la repubblica di Weimar; nel 1917 Albert Einstein formula la sua teoria della relatività; nel 1919 Walter Gropius fonda il Bauhaus, tempio del razionalismo europeo; nel 1922 il teatro epico di Bertold Brecht assurge a rilevanza nazionale. Sullo sfondo si manifestano gli effetti della psicanalisi di Freud e il nascente partito Nazista.

Un film per certi versi profetico. Solo dieci anni dopo il partito nazista è una realtà solida, nel 1939 c’è la grande Guerra e Freud muore. Un film filosofico prima che artistico e un thriller meraviglioso. Un film filosofico nella misura in cui riesce a sintetizzare con l’immagine il pensiero del periodo storico; artistico perché riesce a sintetizzare nella sua forma d’espressione lo specchio di un inconscio collettivo devastato alle porte di un’epoca sull’orlo di una catastrofe imminente; un thriller meraviglioso perché certe atmosfere e certe tensioni e dinamiche sono e restano ancora insuperate tutt’oggi che necessitiamo dell’ultimo effetto speciale/3D. Qui è l’irrazionalismo puro che prende vita sulla pellicola e l’orrore si sviluppa nella singola scena e nel susseguirsi degli avvenimenti. Le geometrie esasperate amplificano la visione e trascinano lo spettatore all’interno di una materia geometrica che moltiplica se stessa in modo anomalo. Un sogno. Un brutto sogno ma anche la storia di un’ossessione. Che dire? Buona visione! Da questo link è possibile vedere il film completo.

The Cabinet of Dr. Caligari (1920) – Full Movie

Titolo originale Das Cabinet des Dr. Caligari
Anno 1920
Durata 71 min
Colore B/N
Paese: Germania
Audio: Muto
Rapporto 1,33:1
Genere horror, drammatico
Regia: Robert Wiene
Soggetto e Sceneggiatura: Hans Janowitz, Carl Mayer
Scenografia: Walter Roehrig, Walter Reimann

(Luigi Bonaro)


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