Morte in agguato, di Ngaio Marsh

Morte in agguato

di Ngaio Marsh (Christchurch, Nuova Zelanda,1895–1982)

Otto personaggi e un autore. C’è tuttavia poco Pirandello e molto Agatha Christie in questo giallo classico, pubblicato nel 1941.

L’intera vicenda si svolge nell’arco di un week-end del primo novecento ed è ambientata nella tenuta di campagna di un annoiato gentleman inglese, Jonathan Royal. Sullo sfondo, incombe lo spettro della II guerra mondiale.

Jonathan nutre velleità artistiche e coltiva – senza molto successo – numerosi interessi che vanno dalla pittura alla musica, al teatro, passando inevitabilmente per la psicologia, disciplina controversa ma molto in voga all’epoca. Per riuscire finalmente a realizzare il proprio estro creativo, decide di condurre un esperimento artistico. Sarà l’improbabile regista di una pièce teatrale nella quale ciascuno dei suoi otto ospiti si troverà inconsapevolmente a recitare il ruolo di se stesso in un dramma senza copione immaginato da Jonathan. Giunti nella lussuosa dimora, i malcapitati si renderanno conto di avere in comune rancori, invidie, rivalità. Per rispettare le convenienze sociali dovranno loro malgrado fare buon viso a questi risentimenti, in base ai quali l’improvvido regista aveva selezionato gli invitati. Saranno il livore, la competizione, a muovere le azioni degli ospiti diventati ormai personaggi di una grottesca commedia la cui trama sfuggirà al controllo dell’organizzatore trasformandosi in tragedia.

L’abitazione resta isolata per una fortissima nevicata quando avviene un inspiegabile omicidio. I goffi tentativi condotti dal padrone di casa per mantenere l’ordine tra i suoi atterriti ospiti rivelano la natura superficiale e inconcludente di questo ometto grassoccio che invano cerca di colmare il suo vuoto esistenziale. Emergono evidenti le piccole ipocrisie borghesi dell’epoca che celano segreti e tradimenti finché – sotto la pressione degli eventi e dei sospetti – ogni “attore” finisce con il togliersi la maschera e svelare la propria essenza. L’intervento dell’ispettore Alleyn – l’Hercule Poirot della Marsh – sarà decisivo per la soluzione del caso.

«(…) sembra che quando le cose si mettono nero su bianco, si riordinino da sole»; così Mandrake, eletto sin dall’inizio da Jonathan a osservatore neutrale del dramma, informa i suoi compagni di avventura che intende scrivere un resoconto per l’ispettore Alleyn di tutto ciò che è accaduto nella casa dal suo arrivo fino al momento del crimine; il lettore, in alcuni passaggi molto accattivanti, si trova inevitabilmente a riflettere sull’incertezza della percezione degli eventi, che muta oggettivamente con il punto di osservazione ma anche secondo variabili soggettive tanto fisiche quanto psicologiche.

L’autrice, Ngaio Marsh, salva i giusti senza trasformarli in eroi; punisce i colpevoli mettendo a nudo la loro intima miseria umana. I personaggi sono ben delineati, ma la loro caratterizzazione si limita a elementi puramente funzionali allo svolgersi della trama. Pur facendo frequenti riferimenti alla psicologia, l’autrice lascia poco spazio alla rappresentazione della vita interiore dei personaggi se non attraverso l’azione che ha luogo nella claustrofobica realtà della casa isolata dal mondo esterno.

Senza nulla togliere alla tensione e all’atmosfera inconfondibile di un giallo classico della metà del ‘900, lo stile fluido ma “troppo inglese”, che pure le valse qualche critica dei suoi contemporanei, rende la narrazione un po’ lenta.

Il tentativo – tipico del lettore di gialli – di comprendere la dinamica degli eventi e scoprire movente e assassino prima della rivelazione finale, è stato per me tanto assiduo quanto infruttuoso; posso solo anticipare che l’assassino non è il maggiordomo.

Nei romanzi della Marsh sono numerosi e sempre presenti i riferimenti all’arte, che amava in tutte le sue espressioni, e soprattutto al teatro, al quale ha dedicato gran parte della sua vita. La scrittura era per lei un amato passatempo e, quando, ultraottantenne, terminò i suoi giorni, stava ancora lavorando al suo ultimo romanzo.

Scrittrice, attrice e regista teatrale, Ngaio Marsh è stata autrice di numerosi gialli; con Agata Christie, Dorothy L. Sawyers e Margery Allingham è stata una delle “Queens of Crime” e nel 1966 è stata insignita della prestigiosa onorificenza di Dame Commander.

(Eliana Stendardo)


This entry was posted in Black Door and tagged , . Bookmark the permalink.