La luna a scacchi, di Filip L. Fromell

Una stanza. Che deve tornare a essere bianca. Via il sangue, via le sbarre, via i solchi sul muro. Tutto deve tornare a posto. Tutto deve di nuovo essere normale. Ridare verginità a quattro pareti, per dimenticare se stessi. E provare a ricominciare. Ma chi, o cosa, ha seviziato quelle quattro mura?
Una coppia. Forse normale. La lei in ansia per il lui che non rientra a tempo. Luca è con la giovane amante. Alida teme, freme e suda. Non per gelosia, comunque non solo. Per se stessa, per lui, per tutti. Ha ragione. Luca non tornerà. Ucciso dal terrore infinito di un cittadino qualsiasi. Ma Alida e Luca sono-erano davvero una coppia normale? Perché tenevano una stanza con catene, animali vivi e fiumi di sangue come unici fregi alle pareti? Quale segreto nascondevano? Sono due licantropi. Vittime di un antico morbo, irresistibile, devastante, incontrollabile. E Alida ora è sola. Deve tentare di mantenere il suo segreto. Per la sopravvivenza. O scioglierne il soffocante nodo. Per ricominciare a vivere. Per colorare di nuovo tutto di bianco. Per non essere più l’ultima. O per scoprire di non esserlo mai stata.
Uhmmm… un romanzo sui lupi mannari. Lugubre al punto giusto, certo, piuttosto introspettivo, sapientemente condito con una nera salsa che ha come ingredienti notti piovose, lune piene, lamenti strazianti, luoghi sinistramente canonici. Con una disperazione di fondo, terribile grido animale che cerca aiuto ma infonde terrore. Anche col raggiungimento di un sempre delicato equilibrio, difficile da trovare quando si parla di argomenti leggendari, verosimiglianza senza esser pretesa di scientificità. Di buon effetto anche la copertina. Ma… nel 2012. I lupi mannari. Forse un tema un po’ troppo, inflazionato. Battuto e ribattuto da mille parole, mille immagini, mille visioni. Ci sono quantità di leggende altrettanto sinistre che meriterebbero esplorazioni. Parlare degli uomini-lupo è un po’ come metter dentro una storia di Templari. Ci sta, ma ce ne sono troppe. E poi, scritto benino, per carità. Chiaro, lineare, pulito, seppure in qualche passaggio perde un po’ di ritmo. Forse però, un po’ piatto. Si sente assolutamente il bisogno di una spruzzata di retorica qua e là! Qualche anadiplosi per rendere più nero il nero, due ossimori per vivacizzare le contraddizioni interne di esseri tanto bipolari!
Leggibile, specie per gli appassionati del genere, senza aspettarsi però chissà quale lirismo. Ovviamente, in una notte di luna piena.

(Giovanni Cattaneo)


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