Serie tv: Justified

Dopo le delusioni di quest’anno, partendo dal tristissimo American Horror Story, passando per l’abominevole Terranova e concludendo con il soporifero Walking Dead, sono partito alla ricerca di qualche serie tv che potesse almeno lontanamente sembrare interessante. Tra la tante, avevo letto belle recensioni di questa Justified. Mi sono informato un po’ e ho scoperto che è uscita anche in Italia, forse un po’ troppo in sordina, dato il suo potenziale. Bastano infatti pochi minuti della puntata pilota per comprendere che ci troviamo di fronte a un prodotto di qualità, sia per quanto riguarda la recitazione, sia per quanto riguarda la storia.

Scorrono i titoli e se ne comprende presto il motivo. La serie tv è tratta infatti dal racconto Fire In The Hole, dello scrittore Elmore Leonard, qui in veste anche di produttore esecutivo.

La serie narra le vicende di Raylan Givens, US marshall ed eccellente pistolero, tornato nella sua città d’origine nel Kentucky dopo anni passati a combattere il crimine altrove. Ciò che colpisce subito, oltre al sorriso da schiaffi di Timothy Olyphant, è la capacità degli autori di dare vita a tutti i personaggi, anche quello apparentemente più insignificante, rendendo interessante un genere così tanto inflazionato nelle serie tv come quello delle crime stories. Soprattutto i dialoghi sono brillanti e le storie in sé, per quanto sempre incentrate su crimini più o meno violenti, vengono trasposte con ritmo incalzante e soluzioni originali, capaci di divertire e anche di commuovere. In un momento in cui il tema portante delle serie tv sembra essere la famiglia (ancora parliamo della triade infernale: Terranova, Walking Dead, American Horror Story), Justified ci mostra un protagonista sceriffo alle prese con situazioni che poco hanno a che fare con la famiglia da Mulino Bianco: basti dire che suo padre è un criminale di serie B e il loro rapporto decisamente conflittuale. Un anti eroe con il grilletto facile e la battuta pronta, che fortunatamente non scivola nel cliché come sarebbe facile pensare. Sono i particolari a farne un uomo a trecentosessanta gradi, con le sue luci e le sue ombre.

Le figure dei co protagonisti, come dicevo, non sono meno importanti e su tutti spicca quella di Walton Goggins nel ruolo di Boyd Crowder, amico di Givens da ragazzo, rapinatore e suo avversario da adulto. Da segnalare, per i più smaliziati, la presenza di un ingrassato William Ragsdale (proprio lui, Charlie Brewster del primo – e unico – Fright Night, Ammazzavampiri in Italia) nel ruolo di Gary Hawkins.

Non manca una storia d’amore, ma fortunatamente non è parte portante della vicenda.

Le tredici puntate della prima stagione sono sufficienti per non stancare lo spettatore. Anzi, al momento sono alla metà della seconda stagione e posso dire che il mio interesse per Justified non è affatto diminuito. Il tempo ci dirà se gli autori saranno stati capaci di rovinare, in quattro stagioni, una serie tv partita con tanta grinta e creatività.

(Mauro Saracino)


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