Il respiro del drago, di Michael Connelly

Terza avventura del detective Bosch che mi trovo a leggere e ancora una volta mi trovo spiazzato. Come è possibile che un autore tanto mediocre possa diventare un best seller?

Cominciamo dal protagonista. Bosch è un detective standard. Ha un’ex moglie che vive a Hong Kong, una figlia con cui non riesce a instaurare questo grande rapporto,  è l’asso della squadra, anche se non sembra avere queste grandi doti investigative. Dopo aver letto quest’anno gli ultimi lavori di Nesbo, Crais e Deaver non posso che trovarlo un protagonista piatto. Ma se Bosch è piatto, i suoi comprimari è come se non ci fossero proprio. Girano intorno a lui, senza una minima traccia di personalità o di obiettivi propri, rendendo la storia poco realistica o addirittura ridicola. Faccio un rapido esempio. La figlia di Bosch viene rapita, lui si precipita a Hong Kong dove inspiegabilmente acconsente che ex moglie e compagno vadano con lui contro la mafia cinese. La donna viene uccisa e il compagno di lei cosa fa? Non si dispera per la perdita, non accenna alla minima reazione, ma continua ad aiutare il detective, neanche fosse il suo fedele cagnolino. Il problema è che tutta la storia procede su questi binari sbilenchi, senza la minima traccia di tensione o colpi di scena. I dialoghi non sono credibili e sembrano scritti da qualcuno che abbia al massimo visto qualche puntata di CSI.

La situazione migliora un poco nella pagine finali, quando si risolve il cosiddetto mistero cui si accenna alle prima pagine, un po’ poco per salvare un romanzo che pare scritto da un ghost writer preso come stagista.

Segnalo, tanto per cambiare, che il titolo in italiano non c’entra nulla con l’originale. Nine Dragons almeno aveva qualcosa a che fare con il contenuto del romanzo (quartiere di Hong Kong dove avviene il rapimento). Il Respiro Del Drago proprio no.

(Mauro Saracino)


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