Il mostro dell’hinterland, di Matteo Ferrario

Il mostro dell'hinterlandLe Storie sono ciò che vi raccontano. Non necessariamente, quelle vere.
Riccardo Berio nel 2005 è stato condannato per un duplice omicidio. Quello dei suoi zii, ritrovati fatti a pezzi e sepolti presso la residenza estiva di famiglia. Tutto sembra concordare verso la sua colpevolezza. La personalità asociale e solitaria, l’aspetto poco accattivante, la sua storia personale, fatta di apatia e fallimenti, le circostanze del ritrovamento, il movente economico. Lui stesso ha praticamente rinunciato a difendersi, preferendo un mediocre avvocato d’ufficio piuttosto che scegliere un principe del foro. Accettando il rito abbreviato, quasi per diminuire la propria agonia. Un caso che ha subito attratto su di sé una grande attenzione mediatica, tanto più che, scavando un po’, sono emersi particolari un po’ pruriginosi sullo stile di vita delle vittime, manna per tutti quegli avvoltoi travestiti da giornalisti che agognano scandali da audience. Ora, dopo dieci anni di carcere, Riccardo riepiloga l’accaduto. Dal suo punto di vista. Che, forse, non è esattamente uguale a quello che ci è stato imposto.
Matteo Ferrario, l’autore, ci propone una lucidissima autoanalisi di un condannato per omicidio. Che colpisce per tranquillità, razionalità, soprattutto chiarezza. Riccardo Berio, protagonista narrante, parlando del suo sé più profondo rivolta la sua anima come un guanto, per permetterci di vedere all’interno, per consentirci di capire cosa prova, cosa sente, un individuo ai margini, diremmo asociale, misogino, solo. Perfetto stereotipo del colpevole, prima ancora che inizi il processo. Gogna mediatica, cronaca urlata, particolari turpi che preconfezionano l’assassino perfetto. Invece, ci si sente partecipi della storia, arrivando via via prima a compatire questo anti-personaggio per certi versi disturbante, poi addirittura a parteggiare per lui, con un misto di compassione e senso di giustizia. Ed è questa la grande forza del libro, avere per protagonista l’antieroe totale, brutto, grigio, squallido, ma arrivare a scavarne il cuore, per scoprire che anche lui ha emozioni e sentimenti.
Assolutamente significativo, Il mostro dell’hinterland (in uscita il 13 maggio con Fernandel) non abbaglia con effetti speciali, ma splende nella sua uniformità, nella sua contronormalità, offrendoci notevolissimi e amari spunti. Consigliatissimo.

(Giovanni Cattaneo)

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