Il demone sterminatore, di Vincent Spasaro

Acqua. Indispensabile fondamenta di vita. Madre, sorella e sposa di ogni vivente. L’elemento per eccellenza. Quieta, docile, inoffensiva all’apparenza. Ma che può essere anche ossessiva, onnipresente, invadente. E che va rispettata, sempre.
Dio è stato ucciso, o forse solo silenziato. Una schiera di cacciatori, tra i più diversi tra loro, si mettono o vengono messi sulle tracce di chi ha compiuto l’empio gesto. Tre di loro, fra i più singolari che si possa immaginare, seguendo labili tracce fatte più d’intuizione che di segnali, finiscono in un mondo di frontiera, immenso fiume nebbioso che sembra non avere né rive né fondo, e che rigurgita di mostri e di popolazioni isolate e imprevedibili. Dove esistono solo acqua e paludi, dove i pochi alberi si nutrono affondando le loro radici in tutto ciò che è in disfacimento, inclusi i viventi, inclusi gli umani. E che sono talmente grandi da diventare abitazioni, villaggi, isole. Più si avanza nel cuore del fiume forse senza fine, più i cacciatori vedono affievolirsi certezze, senza sapere più chi è la preda. Mentre il demone sterminatore li attende. Seduto accanto a un fuoco, o nascosto sotto l’opaca e liquida superficie.
“Vincent” Vincenzo Spasaro ha prodotto questo fantasy-gothic dopo lunghissimo travaglio. Per molti anni l’opera è stata oggetto di revisioni, nuove stesure, aggiornamenti, fino a questa definitiva versione. Che è certamente piuttosto complessa e impegnativa, ambiziosa nella sua ampiezza e ambientazione. Lo scenario estremamente fantasioso, ben costruito e coerente, è presentato in modo particolareggiato, con profusione ampia di descrizioni paesaggistiche e faunistiche. Aiutato da uno stile pulito, senza fronzoli, ma concreto ed efficace. Ed è certamente punto forte. Un po’ eccessivo però a mio giudizio il lungo dipanarsi della trama, che appesantisce eccessivamente una vicenda un pelino ridondante. Alla fine, è difficile tenere avvinto il lettore per settecento pagine, nonostante non manchino phatos e mistero, in una storia che sembra avere forma e vita, che scorre liquida come composta da rami di un delta del fiume, che vanno riunendosi come percorsi in risalita dalla foce alla sorgente. Il tutto andrebbe certamente liofilizzato, visto il tema potremmo dire asciugato.
Solo per appassionati del genere, che troveranno certamente notevoli queste cronache del fiume senza rive, sorseggiandole piano in riva al mare, a un lago o a un rio.

(Giovanni Cattaneo)


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