I dannati non muoiono, di Jim Nisbet

Un ex poliziotto, investigatore privato che cerca tranquilli incarichi di routine e trova sangue. Uno scrittore, musicista, sull’orlo del baratro. Sua moglie, tirannica, lasciva. E l’amico della coppia, che sembra un grande burattinaio che muove i fili. E una donna, innocente, massacrata. Ma chi è chi? La vittima, il carnefice, il manovratore, se stesso o qualcun altro? O tutti e due insieme, contemporaneamente?
S. Francisco. Città delle libertà sessuali, della promiscuità. Dall’appartamento accanto giungono gemiti, sospiri, mugolii. Di piacere, prima. Di godimento. Che sembrano scivolare nel dolore, nella sofferenza. E un foglio, bianco. Tentazione troppo forte per uno scrittore trash, di storie violente ed erotiche, prigioniero di un editore senza scrupoli. “Ho sempre voluto scuoiare una donna”, le prime parole che sgorgano. Ispirazione letteraria o tentazione proiettata sullo scritto? Incipit di una squallida storia o traccia di un movente per un omicidio violento? Sì, perché la donna che gemeva, mugolava di piacere, sospirava, viene trovata massacrata la mattina dopo. E il detective Martin Windrow si trova a dover dipanare una matassa dove, in una inquietante scenografia fatta di sadomasochismo, voyeurismo, ambiguità sessuale, sopraffazione fisica e morale, si muovono personaggi alla ricerca perenne dell’andare oltre. I propri desideri, le proprie perversioni, le proprie follie.
Jim Nisbet, autore ormai maturo e celebrato soprattutto in Europa, è qui all’esordio in questo romanzo pubblicato nel 1981, ma in questa versione con l’aggiunta di un finale inedito. Ancora un po’ da affinare come scrittore, ricorre a piene mani alla più sfruttata classicità noir per dare un comunque interessante impianto narrativo alla vicenda. La caratterizzazione del protagonista avrebbe tutti i numeri per farne il personaggio centrale di una serie di romanzi successivi, ma Nisbet non lo riprenderà più in nessuna altra sua opera. Il corollario di particolare umanità che lo contorna dona risvolti da mal di pancia alla narrazione, ponendo il lettore in uno stato d’animo fastidiosamente attento e curioso. Una punta confuso lo stile, peraltro sempre martellante e incalzante, e non privo delle tipiche esagerazioni americane dove il nostro eroe riesce a compiere imprese degne dell’Uomo Ragno, e ad essere quasi indistruttibile. Il tutto in una S. Francisco ben resa, cupa, nebbiosa, decadente.
Tutte le gradazioni del nero sono presenti in questo libro, da leggere essendo assolutamente in pace con se stessi. E soprattutto col mondo.

(Giovanni Cattaneo)


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