Dark Rock Chronicles, di Marco Guadalupi

Marco Guadalupi
Dark Rock Chronicles
Plesio Editore, 2012 

È stato un vero piacere leggere l’opera prima di Marco Guadalupi. Prima di tutto perché si è rivelato un romanzo innovativo, anche solo nell’impianto grafico. Non c’è la divisione in capitoli, ma in canzoni, con tanto di tracce fantasma, lato A e B, e componenti della band. Già, perché è la musica che anima il libro, dalla prima all’ultima nota… ehm, pagina. Il romanzo è figlio di pellicole come Tenacious D e Fusi di Testa e ne raccoglie l’eredità sia per la passione nella musica dura, sia per l’umorismo con cui la storia viene raccontata. Con questo non voglio dire che DRC sia un’opera di derivazione e basta. In realtà il nostro Guadalupi ci mette molto di suo, anche solo nel modo in cui è strutturata la città nella quale la band si muove: il carcere dei rocker sopra le righe? Idea geniale.

Passiamo alla storia in sé. I DRC sono un gruppo abbastanza “sfigato” e nel tentativo di diventare grandi uno di loro viene sequestrato da un demone. Per riportarlo indietro, gli altri saranno costretti a battersi nel Torneo di Rock Guerrieri, per restituire al demone ciò che è suo e sperare di non essere abbattuti nel processo. Lo stile di Guadalupi è frizzante e la storia finisce per leggersi da sola, strappando più di qualche sorriso. Far parlare il batterista in prima persona è stata una buona pensata e rende lo scorrimento del romanzo ancora più fluido. I compagni di avventura di Matt sono grotteschi al punto giusto da essere divertenti, senza sfociare nella macchietta e senza che uno prenda il sopravvento sugli altri. Il rischio c’era, ma Saul, Duff, Megan e Charlotte si alternano molto bene sul palco di DRC. Tralascio volutamente il povero Axl, troppo fumato per ritagliarsi al meglio il suo spazio.

Non mancano elementi fantastici e di nuovo l’autore dimostra di sapere il fatto suo, inserendo la figura della modificatrice, il cui ruolo è quello di trasformare strumenti musicali in vere e proprie armi.

Chiaramente è l’arena il momento clou e bisogna dire che non delude: le sfide vengono descritte con maestria e dinamismo… fatta eccezione per una, di cui non parlerò per evitare spoiler.

Il finale è ben riuscito e non ci risparmia un paio di colpi di scena divertenti e azzeccati. Se vi può interessare una storia paranormale tra pupe, alcol e battle rock vi suggerisco di non indugiare oltre e accaparrarvi una copia di Dark Rock Chronicles.

Thumbs up.

(Mauro Saracino)


This entry was posted in Black Door and tagged , , . Bookmark the permalink.