La Canarina Assassinata; alle origini del giallo americano con S.S.Van Dine

 

Riprendiamo il nostro consueto appuntamento con la “domenica vintage” riproponendo oggi uno dei primi articoli della rubrica Bianco e Nero di Cristian Fabbi.

Negli uffici della Squadra Omicidi, Reparto Investigativo del Dipartimento della polizia di New York, al terzo piano della sede centrale di Center Street, in un imponente schedario di acciaio, tra molti altri consimili riferimenti è custodito un cartoncino verde con la dicitura a macchina: ODELL, MARGARET, 184 Settantunesima Strada Ovest, 10 Sett. Omicidio: Strangolata intorno alle 11. Appartamento devastato. Gioielli rubati. Cadavere rinvenuto da Amy Gibson, cameriera.”

Questo l’incipit di “La canarina assassinata”, il secondo caso nel quale compare Philo Vance, il detective inventato da S. S. Van Dine, pseudonimo di Willard Huntington Wright. La storia vuole che Wright, critico d’arte e raffinato intellettuale nuovaiorchese, ammalato di Tbc, avesse ricevuto l’ordine dai suoi medici di leggere soltanto “romanzi ameni”. Dalla prescrizione alla passione il passo fu breve e dopo un romanzo sperimentale (The man of promise) il futuro Van Dine si dedicò a tempo pieno al giallo.

Philo Vance è il più raffinato e colto dei detective dell’epoca, nonché il primo americano purosangue. Poe, infatti, scelse un detective francese (Auguste Dupin) per i suoi Delitti della Rue Morgue.

Vance, oggi, verrebbe probabilmente definito radical chic. Il suo ingegno è sottile come l’ironia con la quale punzecchia il procuratore distrettuale Markham, il quale si serve della consulenza del detective per i casi più complessi. Viene descritto così: “Vance aveva molte doti e capacità non comuni. Collezionista d’arte su piccola scala, era un buon pianista oltre che un profondo studioso dell’estetica e della psicologia. Non aveva ancora compiuto 35 anni e colpiva per una sua bellezza fredda e scultorea. “

La canarina del titolo è una stella di Broadway, per usi e costumi paragonabile ad una sorta di escort di cent’anni fa: un’affascinante donna con più cavalieri, la quale sapeva fare i propri interessi economici attraverso pretese di doni o con il ricatto di uomini sposati, fidanzati o in vista nel mondo degli affari e della politica. Solo che uno di questi, vistosi messo alle strette, la uccide, simulando una rapina. La camera, e l’appartamento della Canarina, quella sera, è teatro di un viavai di uomini particolarmente nutrito. Philo Vance e soci scopriranno e ricostruiranno progressivamente gli accadimenti della sera della morte dell’attrice.

Vance utilizza il cosiddetto metodo “estetico e psicologico”, rifiutando da subito, invece, l’idea di accettare i dati fattuali come unico elemento, a differenza di Markham e dei suoi pur validi collaboratori.

Romanzo alle radici del giallo americano. Risente del ritmo dell’epoca, ma ha come valore aggiunto il personaggio del protagonista ed una trama azzeccata ed originale. Da leggere assolutamente, anche perché scritto dall’autore che ha stabilito le Venti regole per scrivere romanzi polizieschi.

(Cristian Fabbi)



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